Articoli relativi a ‘URBANISTICA’

Con gli “alberi” solari, rinnovabili più vicine al cittadino

'Alberi Solari' di Strawberry Energy

Dalla Serbia,stazioni pubbliche “verdi” per ricaricare cellulare.

Per educare le persone sui benefici dell’energia rinnovabile, dalla Serbia arrivano gli “alberi” che ricaricano i dispositivi mobili dei cittadini con la forza del Sole. L’innovativo progetto di Strawberry Energy è volto a rendere le fonti “pulite” più accessibili nella quotidianità.

Le particolari stazioni solari, sviluppate per il momento in cinque differenti modelli, sono state progettate per essere installate in modo permanente negli affollati luoghi pubblici.

Ognuno dei 12 “alberi di ricarica” attualmente installati in Europa (10 dei quali in Serbia e due in Bosnia-Erzegovina) è dotato di 16 cavi usufruibili per ricaricare con la potenza del Sole ogni tipo di dispositivo mobile, dal cellulare al lettore musicale, passando per l’ebook o il tablet. Le stazioni inoltre in alcuni casi possono servire come hotspot per la connessione Wifi.

“Il modo migliore per aumentare la consapevolezza sui temi delle energie pulite è quello di presentare i loro benefici attraverso l’esempio pratico”, scrive la società di Belgrado.

Obiettivo è “dimostrare che tali tecnologie ‘verdi’ non sono più un concetto astratto”.

Come riporta Tree Huggher, la Strawberry Energy ha recentemente siglato un accordo di distribuzione negli Stati Uniti con una società californiana che potrebbe ora aprire la porta per una più ampia distribuzione degli alberi a ricarica solare.
Fonte: ANSA

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Wood Building the Future: il legno in mostra a Milano dal 21 al 31 marzo

wood building

Il capoluogo lombardo è la prima tappa di una mostra itinerante che sottolinea la rilevanza del legno nell’edilizia pubblica. Lo scopo è mettere a confronto autorità, progettisti, imprese edili, industrie del legno e ricerca per costruire efficaci reti di comunicazione.

Milano è la prima tappa dei Wooddays, un roadshow internazionale che, con dibattiti, conferenze e manifestazioni di presentazione delle migliori pratiche, approfondirà il tema delle possibilità offerte dal legno come materiale da costruzione in ambito urbano. L’esposizione mobile Wood Building the Future, sotto forma di Woodbox, sarà collocata nel cuore di Milano in Piazza Cordusio.
Promosso da proHolz Austria, in collaborazione con promolegno per la manifestazione italiana, il Roadshow prevede, dopo la prima di Milano, altre tappe a Bratislava, Lubiana e Bruxelles nel 2014, a Torino, Zagabria e Praga nel 2015, a Firenze, Belgrado e Budapest nel 2016.
L’idea di fondo del roadshow internazionale è quella di valorizzare il legno come materiale da costruzione in tutte le sue possibilità applicative, collocandolo proprio nei punti nevralgici nei quali in futuro l’edilizia in legno avrà un ruolo importante: nel cuore delle città.

Woodbox: 38 progetti di architettura urbana in legno che guardano al futuro
Partendo da alcuni significativi progetti architettonici già realizzati, Woodbox mostra come l’edilizia in legno si stia affermando in nuovi ambiti, dalla realizzazione di strutture portanti con ampie campate alla costruzione di grattacieli, e come si possa utilizzare il legno per effettuare interventi innovativi di ampliamento del patrimonio edilizio preesistente, di riqualificazione e di costruzione di agglomerati abitativi. La mostra itinerante sottolinea inoltre quale rilevanza abbia il legno anche nell’edilizia pubblica, dalle scuole alle case di riposo.

Wooddays | Piattaforma di dialogo esclusiva
È l’idea della creazione di un network dell’edilizia in legno a fare da sfondo ai Wooddays, gli eventi offrono infatti un’esclusiva piattaforma di dialogo internazionale. L’obiettivo è far incontrare politica e autorità, architettura e progettazione, industria del legno e imprese edili, nonché scienza e ricerca, per un confronto comune che permetta di definire le condizioni in cui l’edilizia in legno può aver successo e di costruire efficaci reti di comunicazione.

Wood Growing Cities | Il contributo del legno per una crescita urbana sostenibile
Focus dei dibattiti sarà soprattutto il tema del rinnovamento e della presenza, all’interno delle città di strutture in legno. Le città smart necessitano di edifici sostenibili che comportino una riduzione delle emissioni di CO2 e il legno offre un contributo fondamentale per una metodologia costruttiva pulita, all’insegna dell’efficienza energetica e della salvaguardia delle risorse.

Partnership internazionale
proHolz Austria, l’organizzatrice dell’articolato Roadshow, è sostenuta in questa iniziativa dall’Organizzazione europea delle segherie (Eos) e dalla Federazione europea dei produttori di pannelli (Epf).
L’ideazione dei contenuti avviene in stretta collaborazione con la Technische Universität di Monaco di Baviera. L’idea e l’impostazione del Woodbox sono opera di Hermann Kaufmann, architetto e pioniere dell’edilizia in legno nonché docente di Edilizia in legno alla Technische Universität di Monaco.

Programma | 21-31 marzo Milano, Piazza Cordusio
21.03 | ore 18:00, Opening
26.03 | ore 10:00 – 13:00, Urban Center – Galleria Vittorio Emanuele – Milano
Dialogo tra città Wood Growing Cities Milano – Zurigo

  • La politica municipale di Zurigo per la sostenibilità edilizia e la Società a 2000 Watt
  • Edifici multipiano in legno a Zurigo: lo stato dell’arte
  • Edifici multipiano in legno a Milano: il complesso residenziale di via Cenni
  • Situazione dei progetti urbani in legno in Europa e oltreoceano
  • Normative, regolamenti edilizi, stato della tecnica nella sicurezza antincendi e antisismica

28.03 | ore 14:30 – 18:30, Palazzo Giureconsulti – Piazza Mercanti 2 – Milano
Convegno di architettura Wood. Building the Future
Impiego del legno nella riqualificazione del patrimonio edilizio esistente

  • Riconversione e rilancio delle aree dismesse nel tessuto urbano
  • Sviluppo dell’edilizia in legno nelle metropoli : l’esempio di Zurigo
  • Edilizia scolastica moderna, intelligenza e sostenibilità: una case history dell’Austria.

Fonte: Edilizia news

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Gli architetti vogliono rigenerare le periferie

Rigenerazione delle periferie, sviluppo urbano e riforma del Codice degli Appalti. Sono stati questi i temi al centro della Conferenza dei Presidenti degli Ordini degli Architetti, svoltasi il 23 e 24 aprile scorsi a Milano, e che si tradurranno in proposte di legge da presentare al Governo. Il rinnovo delle periferie delle città è uno dei temi che stanno più a cuore agli architetti: l’idea è quella di affrontarlo mediante interventi organici di conservazione, ristrutturazione, demolizione e ricostruzione di intere porzioni di insediamenti periferici degradati o dismessi, riconoscendo a tali interventi un interesse pubblico e attribuendo loro un valore strategico, politico, economico e sociale nell’ambito del più ampio contesto urbano.

Una politica organica che sostituisca il Piano Casa che, fino ad oggi – ha detto il presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Massimo Gallione – è stato poco incisivo perché ha creato poco lavoro e ha riguardato soltanto qualche piccolo ampliamento. Secondo Gallione, occorre attuare un piano di rigenerazione delle periferie urbane, basato sulla perequazione, e che, attraverso la fiscalità e gli incentivi, mobiliti capitali privati.

La nuova governance deve quindi ricercare nuovi punti di equilibrio tra crescita economica, coesione sociale e qualità urbana, favorendo l’iniziativa dei soggetti interessati, anche attraverso meccanismi premiali sui diritti edificatori, finanziari e fiscali. Gli incentivi dovranno essere assegnati secondo criteri ben precisi, come il miglioramento dell’efficienza energetica e della compatibilità ambientale del patrimonio edilizio. Tra gli obiettivi vi è anche quello di frenare il consumo di nuovo territorio, attraverso la densificazione di alcune zone solo a fronte della liberalizzazione di altre aree urbanizzate, da convertire in servizi e luoghi di aggregazione. Per quel che riguarda la riforma del Codice degli Appalti, gli architetti chiedono ancora una volta la semplificazione delle procedure di affidamento degli incarichi di progettazione, insieme con l’eliminazione del criterio del massimo ribasso o, in alternativa, la reintroduzione dei minimi tariffari. E per agevolare la partecipazione dei giovani progettisti alle gare e ai concorsi, è necessario rivedere i requisiti, oggi particolarmente penalizzanti.

Fonte: EdilPortale
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Detroit punta ad abbattere interi quartieri per trasformarli in campagna

A spingere verso questa decisione è  l’annoso declino che ha portato una città che aveva quasi 2 milioni di abitanti nel 1950 a meno della metà di questa cifra. In qualche quartiere rimangono solo una o due case occupate circondate da spazzatura e muri bruciacchiati. Quello che sembrava impensabile sta diventando pensabile ha detto James W. Hughes, preside della School of Planning and Public Policy presso la Rutgers University, tra gli esperti urbanistici che guardano con interesse l’esperimento. Adesso c’è la consapevolezza del fatto che le glorie del passato non potranno essere replicate. Qualcuno probabilmente non lo accetta ma questa è la realtà. Il progetto consentirebbe  di tagliare le spese che la gestione che una vasta superficie urbana poco abitata comporta per l’amministrazione comunale e investire nella riqualificazione dei quartieri rimasti. I quartieri riqualificati saranno sacche di città in mezzo al verde in espansione. Al di là delle difficoltà economiche e politiche che la città dovrà affrontare per realizzare questo piano e della sua controtendenza rispetto ad un pianeta sempre più urbanizzato, la scelta di Detroit potrebbe essere precorritrice per numerose aree industriali abbandonate e degradate che sono presenti in tutto l’occidente, consentendo anche di recuperare parte di quelle aree verdi e agricole che scompaiono rapidamente in altre aree del globo. Forse l’idea che la decrescita non sia utopia può cominciare a prendere forma.

Fonte: Aess-Modena

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Abbandonare o curare gli edifici esistenti?

L’edificio è un organismo costruttivo con una sua vita utile e un bagaglio di prestazioni da mantenere efficienti nel tempo, con cura, se non vogliamo che la costruzione si ammali e con essa le persone che la abitano. Il degrado progressivo delle parti anche strutturali, le infiltrazioni d’acqua, le formazioni di umidità e di muffe sono le malattie più ricorrenti degli edifici costruiti in Italia negli ultimi cinquant’anni. L’abbandono di un intero organismo edilizio o di una sua parte e/o il suo sfruttamento eccessivo senza intervenire nelle varie parti che iniziano a deteriorarsi si può paragonare al corpo umano che si ammala e che invecchia precocemente fino alla rovina dell’opera divenendo così un male per chi lo abita e per chi deve mantenerlo, ma anche per la società che deve sostenerne le ricadute economiche indirette (spese sanitarie, ambientali).

In futuro potremmo costruire edifici in maniera sana secondo linee guida che organizzazioni, a vario livello, oggi emanano per rendere le costruzioni sostenibili anche dal punto di vista sociale ed economico oltre che ambientale ed energetico, come l’ANAB ad esempio. Per gli edifici già costruiti, molti dei quali certamente non sono sani dal momento che l’Organizzazione Mondiale della Sanità già nel 1983 ha riconosciuto che circa il 30% per cento delle costruzioni esistenti nei paesi industrializzati soffre della malattia nota come sindrome da edificio malato (Sick Building Sindrome). Milioni sono le costruzioni esistenti in Italia, che necessitano di interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, recupero, conservazione, adeguamento, risanamento, messa in sicurezza degli impianti. Nel 2009 il Piano Casa, nelle varie versioni regionali, ha previsto per gli edifici inadeguati interventi radicali di demolizione e ricostruzione incentivandoli con aumenti di cubatura, senza neppure considerare o risolvere, ad esempio, la gestione dell’immensa quantità di rifiuti derivante da una simile operazione invasiva del tessuto urbano e molto impattante sull’ambiente naturale. Ma prima della chirurgia pesante, del taglio, dell’asportazione, per l’esistente bisognerebbe innanzitutto incentivare interventi oculati, sensati e meno dispendiosi per tutti, rivolgendosi agli ingegneri e agli architetti come al  medico di famiglia e quindi curando gli edifici e gli spazi urbani, migliorandoli, mantenendoli in vita giorno dopo giorno, apportando le necessarie modifiche o innovazioni in modo controllato e giustificato, in un’ottica rinnovata e più moderna di sicurezza e prevenzione. Quindi nell’epoca dell’acquisizione di documentazione e attestazioni a garanzia degli edifici, delle proprietà, degli utenti dei beni immobili (certificazione ambientale, strutturale, energetica, impiantistica, libretto casa, ecc.) riteniamo altrettanto utile e determinante che venga riconosciuta e incentivata la figura professionale del consulente tecnico dell’edificio come “medico curante” dell’organismo edilizio riconoscendo ad architetti e ingegneri civili il ruolo di medicina preventiva, incentivando la cultura del costruire sano e utile tra tutti i portatori d’interesse.

Fonte: Anab

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Mesagne e “Le porte urbane del terzo millennio”

Il comune di Mesagne, in provincia di Brindisi, ha lanciato un concorso di idee dal titolo “Le porte urbane del terzo millennio” per la riqualificazione degli accessi alla citta’.
Obiettivo specifico è la riqualificazione di ambiti urbani, individuati come spazi di connessione tra il territorio costruito (centro urbano) e la campagna, con funzione di accesso alla città dalle principali vie di comunicazione con i territori contigui.
Gli ambiti di intervento, così come indicati nel bando sono i seguenti:
1) Via San Vito dei Normanni;
2) Via Brindisi;
3) Via San Pietro Vernotico – Tuturano;
4) Via Sandonaci;
5) Via San Pancrazio
6) Via Torre S. Susanna;
7) Via Latiano.
Gli elaborati progettuali, sono da presentare a livello di studio di fattibilità tecnico economica, ed è necessario che sviluppino i seguenti contenuti:
a) considerare gli ambiti indicati come “le porte della città contemporanea esaltandone i caratteri storici ed identitari, anche attraverso elementi di architettura e di arredo urbano che rendano immediatamente riconoscibili i luoghi;
b) assicurare l’accessibilità plurimodale alla città attraverso l’individuazione di percorsi differenziati, in grado di agevolare ed ottimizzare i flussi di traffico veicolare, di garantire la massima sicurezza a tutti gli utenti, di eliminare ogni barriera architettonica, con particolare riferimento ai bisogni dei diversamente abili, dei bambini e degli anziani;
c) proporre l’uso di materiali biocompatibili con soluzioni coerenti con la tutela dell’ambiente e del paesaggio, adottando tecniche costruttive eco-sostenibili e tecnologie innovative che assicurino il contenimento dei consumi energetici e delle risorse naturali;
d) elaborare una stima sommaria dei costi delle opere progettate, con riferimento alla concreta fattibilità degli interventi e l’attendibilità dei criteri utilizzati per la valutazione economica.
La partecipazione al concorso è aperta a architetti e ingegneri, iscritti negli appositi albi professionali. 

Le domande di partecipazione e gli elaborati richiesti, dovranno pervenire entro il prossimo 25 marzo 2011.
Il concorso si concluderà con una graduatoria di merito, e con la attrubuzione dei seguenti premi:
• 1° Classificato premio di euro 5mila;
• 2° – 3° classificato Rimborso spese di mille e 500 euro.

Fonte: Archiportale

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Luvinate: riqualifica città pubblica e città degli eventi

Il comune di Luvinate, in provincia di Varese, ha lanciato un concorso di progettazione per la riqualificazione urbanistica, ambientale, paesaggistica ed architettonica della “città pubblica” e della “città degli eventi”.
Il concorso ha per oggetto l’acquisizione di una idea progettuale di massima per la riqualificazione degli spazi pubblici intorno al Centro Sociale, Municipio, Scuola dell’Infanzia e Primaria la riqualificazione del sistema di connessione di detti spazi pubblici con le adiacenti via Postale Vecchia, via San Vito, Piazza don Sironi, Piazza Cacciatori delle Alpi e via Mazzorin. Il concorrente dovrà sviluppare il progetto su due distinti ambiti:
– il primo corrisponde all’area centrale del centro urbano, la cosiddetta “città pubblica” così come definita negli atti di indirizzo del redigendo Piano del Governo del Territorio;
– il secondo ambito comprende la porzione di centro corrispondente alla cosiddetta “città degli eventi” il Parco del Sorriso – il Sagrato Parrocchiale, e l’area del Golf.
Le proposte progettuali potranno coinvolgere anche proprietà private. In questo caso il concorrente dovrà suggerire la modalità e le finalità del coinvolgimento dei privati precisando i contenuti delle trasformazioni – qualora previste- per dette proprietà. Per il secondo ambito le proposte progettuali dovranno in particolare investigare la cucitura delle due parti attraverso l’individuazione di possibili connessioni per la mobilità ciclo pedonale e, a discrezione del progettista, potranno essere coinvolte altre aree adiacenti gli ambiti indicati quali ad esempio il plesso scolastico, la via Mazzorin sino al lavatoio di via Panera, via San Vito ed il sedime della valle del Tinella così come indicato nell’allegata planimetria.
La partecipazione al concorso è aperta a architetti e ingegneri, ai quali non sia inibito l’esercizio della libera professione sia per legge, sia per contratto, sia per provvedimento disciplinare. Il termine di scadenza per la consegna dei documenti richiesti dal bando è fissato per il prossimo 31 marzo 2011. Il premio che sarà riconosciuto al vincitore è pari a 3mila euro, al secondo euro mille e al terzo classificato sarà attribuito un premio di 500euro.

Fonte: ArchiPortale

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Vibo Valentia: riqualifica le aree di accesso alla città

Il comune di Vibo Valentia ha lanciato un concorso di idee per la riqualificazione urbana delle aree identificate come accessi alla città. Obiettivo del concorso è ottenere un progetto di riqualificazione generale delle seguenti aree:
– l’area che viene a crearsi dall’incrocio di Via Santa Venere – Via Pizzo – Via Longobardi (Vibo Marina);
– l’area che viene a crearsi dall’incrocio di Via Bucciarelli con Via Cassiodoro (zona Madonnella);
– l’area che viene a crearsi dall’incrocio di via G. Fortunato (proseguimento della S.S. n°606) – Viale della Pace – Via A. De Gasperi (zona Scuola di Polizia);
– l’area che viene a crearsi dall’incrocio della S.P. n°14 – Via Degli Artigiani – Via Forgiari – Via Meucci (zona Terminal Bus);
– l’area che viene a crearsi dall’incrocio di via G. Mercalli – Via Feudotto – Viale Giovanni XXIII – Via Gallizzi (zona Feudotto). Il cavalcavia che collega la S.S. n°18 con Viale Affaccio (zona Ponte dell’Affaccio). Il fine del progetto dovrà essere quello di rendere evidente il ruolo di “porte d’accesso” alla città delle suddette aree attraverso la dotazione di elementi caratterizzanti. Il concorso è aperto ai laureati in architettura e ingegneria, con laurea conseguita da non oltre un triennio, agli architetti e ingegneri regolarmente iscritti agli albi dei rispettivi ordini professionali. La partecipazione al concorso deve avvenire entro il prosimo 3 giugno 2011, mentre il termine ultimo per la ricezione delle proposte è fissato per il 7 giugno prossimo. Il concorso si concluderà con una graduatoria di merito e con l’attribuzione di tre premi così suddivisi;
– 1°Classificato premio 4mila euro;
– 2°Classificato premio 2mila euro;
– 3°Classificato premio mille euro.

Fonte: ArchiPortale

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Londra a impatto zero

Da anni Londra punta ad essere una capitale verde a impatto zero. Gli spazi verdi costituiscono i 2/3 del territorio londinese. Oltre ai Parchi Reali e spazi come la Lee Valley Regional Park, troviamo bellezze inferiori in termini di estensione, tra cui i giardini delle innumerevoli piazze della città, aperti ai visitatori in determinati giorni dell’anno.
Essere green a Londra è molto facile, in quanto è una città accessibile sia a piedi che in bicicletta, servita inoltre da una rete capillare di trasporto pubblico, che si propone di ridurre del 10% le emissioni di Co2 per le 10 principali fermate della città entro il 2025. Per quanto riguarda la mobilità sostenibile non c’è dunque che l’imbarazzo della scelta.
Per chi volesse visitare la città evitando emissioni di CO2, suggeriamo il più efficiente mezzo di trasporto cittadino: la bicicletta; Boris Bikes offre convenientissimi noleggi giornalieri ad 1 sterlina, e gratuiti al di sotto dei 30 minuti. La London Bicycle Company offre tour guidati a prezzi contenuti.
Garden Barges Square è una comunità galleggiante stanziata sul Tamigi lungo gli ormeggi del Tower Bridge, i cui abitanti vivono nei barge, tipiche imbarcazioni fluviali britanniche, e coltivano orti e giardini sui ponti e i tetti.
Neal’s Yard è invece un quartiere interamente convertito al biologico, che ospita negozi, ristoranti e spazi comunitari rigorosamente organici.
Per mangiare organico e biologico a Londra c’è l’imbarazzo della scelta. Si possono menzionare: lo Zilli Green, fantastico ristorante vegetariano italiano; il Mildreds in Piccadilly Circus, che propone deliziosi menu di cucina internazionale, preparati con ingredienti a chilometri zero; The Portobello, uno dei ristoranti più caratteristici, che da anni offre alla sua clientela piatti preparati con ingredienti da agricolture biologiche britanniche.
Per gli acquisti bio invece si può passeggiare tra le bancarelle vegane del mercato di Leadenhall, o andare al Daylesford, catena di supermercati rigorosamente bio. Per non dimenticare i diversi Farmers Markets, in cui si possono acquistare prodotti direttamente da agricoltori e piccoli produttori.
Anche alcuni alberghi a Londra hanno scelto la via dell’ecosostenibilità seguendo misure e criteri ecologici: l’Hotel Rafayel, 5 stelle, nonostante le grandi dimensioni, ha adottato sistemi di ultima generazione per la ventilazione naturale ed il riciclo dell’acqua piovana. L’Hotel Savoy offre persino l’assistenza di un maggiordomo ecologico, che accompagna gli ospiti in un tour della Londra verde, per sottolineare le potenzialità ecologica della città e proporre ai turisti percorsi alternativi, utilizzando i mezzi pubblici a basso impatto come il bus ad idrogeno, o una delle 6.000 biciclette del comune di Londra.

Fonte: BlogEcologia

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Rapporto annuale Ambiente Italia 2011. Italia vittima del consumo del suolo

Il Rapporto Annuale Ambiente Italia 2011 di Legambiente, elaborato dall’Istituto di Ricerche Ambiente Italia e presentato lo scorso 4 marzo a Roma, restituisce la fotografia di un’Italia in cui emerge in maniera allarmante l’incontrollabilità dell’urbanizzazione dovuta alla mancanza di strategie urbane.
In particolare, la crescita spontanea delle periferie è una delle cause che hanno determinato un’urbanizzazione che, ad oggi, ha assorbito circa 2.350.000 ettari di terreno – la stessa superficie di Molise e Puglia messe insieme. Le Regioni maggiormente colpite dal fenomeno del consumo del suolo sono la Lombardia – 14% di aree artificiali rispetto alla superficie complessiva – il Veneto e la Campania – rispettivamente con l’11% ed il 10,7% – seguite da Lazio ed Emilia Romagna col 9%.
L’aspetto che più colpisce è che il consumo di circa 500 km quadrati l’anno di territorio rurale è direttamente proporzionale alla presenza di case sfitte nelle nostre principali città: si calcola infatti che, a fronte di circa 4 milioni di case realizzate negli ultimi 15 anni, almeno un milione sono rimaste vuote poiché all’incirca 200.000 famiglie non ne posseggono una. Questo fenomeno paradossale colpisce principalmente i grandi centri urbani quali Roma – con 245.142 case vuote – Cosenza, Palermo, Torino. Naturalmente questa urbanizzazione così aggressiva va a discapito della salubrità delle nostre città, sempre più inquinate e congestionate e nessuno dei piani di intervento mostra interesse al recupero ecosostenibile di aree all’interno dei centri abitati, favorendo così speculazioni immobiliari e finanziarie e conseguente crescita dell’economia sempre più lenta: l’Italia, quindi, si candida ad essere l’unico paese dell’Unione Europea a non riuscire a raggiungere gli obiettivi di Kyoto 2020: la riduzione del 20% sulle emissioni del 1990. Per approfondire gli argomenti trattati vi rimandiamo al sito ufficiale di Legambiente.

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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Madrid e l’asilo “Ecopolis Plaza”

Progettata da “Ecosistema urbano”, uno studio spagnolo che attraverso interventi di riqualificazione urbana caricati di una forte componente sociale, si è posto come obiettivo il miglioramento dell’ambiente urbano e la sensibilizzazione dei cittadini sui loro comportamenti, “Ecopolis Plaza” non è semplicemente una scuola materna: è un luogo per la comunità dove è possibile percepire e vedere realizzato il rapporto tra sostenibilità e vita quotidiana.
L’edificio, in cui le aule sono affiancate da una sala giochi, presenta un’interessante particolarità: lo spazio esterno, pubblico, è trattato come una “classe all’aperto” che può essere utilizzata dai residenti della zona e che diventa, di fatto, un programma di istruzione per trasmettere ai bambini valori che li renderanno adulti più responsabili. Una parte della struttura (circa il 50%) è interrata e può, in questo modo, sfruttare l’inerzia termica del terreno; la parte fuori terra è caratterizzate da ampie vetrate orientate a sud che beneficiano della radiazione solare diretta controllata con un sistema di tende mobili con funzionamento a sensori che captano la posizione del sole.
Parte dei processi tecnologico-funzionali sono stati collocati all’esterno in modo che siano visibili da tutti: la rete fognaria, ad esempio, viene convogliata in un laghetto artificiale posto di fronte all’edificio in cui un sistema di piante macrofite applica la fitodepurazione a tutte le acque reflue, compresa l’acqua piovana, che, una volta depurate, vengono immagazzinate in un serbatoio e poi utilizzate per l’irrigazione della piazza. Per l’elevato livello di attenzione alle questioni ambientali, che ha consentito ai progettisti di ottenere il marchio di qualità ecologica di grado A (il più elevato della legislazione spagnola), questo intervento è stato selezionato per partecipare al premio Buckminster Fuller Challenge, un programma annuale volto a sostenere lo sviluppo di soluzioni significative per risolvere uno dei problemi più urgenti della nostra contemporaneità.
L’idea che un sistema di biofitodepurazione possa essere applicato anche in contesti urbani magari sfruttando spazi residuali o di interscambio non altrimenti utilizzati offre la possibilità di riflettere su una tematica attuale formando così una nuova cultura dell’acqua e propone un sistema che potrebbe, se non sostituire quello attuale, almeno implementare i modelli di gestione delle acque utilizzati convenzionalmente. L’architettura è legata alla qualità di ogni popolo e le condizioni umane di vita. Da questo punto di vista riteniamo rilevanti per lo sviluppo di innovazioni che incidono direttamente sulla qualità della vita e promuove la coscienza ambientale. (dal sito dello studio Ecosistema urbano).

Fonte: ArchitetturaEcosostenibile

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Urban Field: energia elettrica e acqua da finti alberi

Se gli alberi delle foreste pluviali sono minacciati dalle motoseghe delle multinazionali, quelli delle città non se la passano certo meglio: inquinamento atmosferico, vandalismo, incidenti stradali… le problematiche legate al verde urbano sono infinite, sia per i cittadini, sia per le stesse piante. Non c’è quindi da stupirsi se i progetti per la creazione di alberi artificiali si stanno moltiplicando in tutto il mondo. Al risparmio idrico e a quello economico (niente potature) si aggiungerebbe la possibilità di produrre energia elettrica pulita, immagazzinare l’acqua piovana e filtrare l’aria che respiriamo. E c’è già chi pensa a interi parchi finti.
Treepods, ad esempio, è l’albero progettato dai designer Mario Caceres e Christian Canonico: si tratta di una “pianta” rivestita di una membrana che filtra l’aria, purificandola dalle particelle inquinanti. L’energia necessaria ad alimentare questo processo è fornita da piccoli pannelli solari dislocati a guisa di “fogliame”, nonché da un sistema cinetico di giochi disposti alla base, giochi con i quali i cittadini possono interagire. In più, la stessa energia prodotta durante il giorno sarebbe poi utilizzata per illuminare dall’interno il Treepods durante le ore di buio. Il tutto utilizzando come materiale base la plastica riciclata delle bottiglie! Ma perché accontentarsi di un albero solo quando si potrebbe creare un intero parco? È il caso del progetto Urban Field, finalista al concorso SHIFTBoston, che sfrutta il principio della piezoelettrica per creare energia elettrica, e non solo. Grazie alla forza del vento, infatti, gli “alberi” del designer Anthony Di Mari sono in grado di creare una differenza di potenziale in seguito alla compressione della base alla quale sono ancorati uno a uno, differenza di potenziale che viene sfruttata per creare corrente elettrica. A questo non trascurabile vantaggio va aggiunta la possibilità di accumulare l’acqua piovana e utilizzarla, in caso di bisogno, per l’irrigazione del verde circostante. Le applicazioni, insomma, sono infinite. Ma una domanda sorge spontanea: non sarebbe più semplice (e salutare e intelligente e utile e…) prendersi cura delle piante e cercare di inquinare meno?

Fonte: GreenMe

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Legambiente: cancellati in Italia 500 kmq di suolo all’anno

Ogni anno in Italia vengono cancellati in media 500 chilometri quadrati di suolo, come se venisse inghiottita l’intera area del comune di Milano. In testa, la Lombardia con il 14% di superfici artificiali, seguono Veneto (11%), Campania (10,7%), Lazio e Emilia-Romagna (9%). E c’e’ poi il caso ”eclatante” di Roma che in 15 anni ha visto le superfici urbanizzate aumentare del 12%. Questo l’aspetto principale su cui si concentra il rapporto annuale ‘Ambiente Italia 2011′ di Legambiente, presentato oggi a Roma.
La stima piu’ attendibile di superfici urbanizzate – secondo il rapporto pubblicato da Edizioni Ambiente – e’ di ”2.350.000 ettari”, pari al 7,6% del territorio nazionale, pari a 415 metri quadri per abitante. Il consumo di suolo – dichiara Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – e’ oggi un indicatore dei problemi del Paese, cosi’ come il ”dissesto idrogeologico. Il rapporto di Legambiente fotografa le emergenze del Bel Paese come l’emergenza abitazioni, il calo del Pil e dei consumi. Tra i problemi irrisolti, Legambiente segnala ancora la mobilita’ e l’inquinamento (soprattutto in Pianura Padana), oltre a occupazione, cultura, e ricerca. Buoni risultati si sono invece raggiunti con l’espansione delle foreste, e (in parte) nel settore dei rifiuti.

Fonte: Ansa

 

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Patrick Blanck: l’uomo che inventò i giardini verticali

Nel 1986, quando realizzò la sua prima opera nella Cité de Sciences a Parigi, Patrick Blanck era un botanico visionario a cui era venuta la strampalata idea di ricoprire di verde una parete verticale del museo. Nel 2001, quando rivestì di piante un muro di 30 metri in un hotel nei pressi delle Champs Elysée la sua fama era giunta alla stregua delle grandi archistar. Sono serviti venticinque anni, e innumerevoli minacciose notizie sul futuro del pianeta, per convincere l’opinione pubblica che l’idea di sfruttare i muri dei grandi palazzi per farne dei giardini non fosse poi così assurda. In realtà, l’idea di Patrick Blanck non è nuova alla natura. Egli stesso ammette di aver preso ispirazione da alcuni meravigliosi esempi di piante capaci di crescere sulla roccia, viste in Malesia e Thailandia nel corso dei suoi anni di studio. Fu una rivelazione – dice in un’intervista rilasciata a La Repubblica qualche tempo fa -. Rimasi talmente affascinato che provai a riprodurre quel tipo di vegetazione sui muri di casa mia, mettendo a punto, in assenza di terra supporti speciali e sistemi di irrigazione appropriati. Da quel momento la sua vocazione ha assunto i tratti di una piccola rivoluzione vegetale, grazie alla quale si vedono spuntare immense pareti ricoperte di verde nei centri storici delle città, sui muri di enormi grattacieli della City, su una delle pareti del Parlamento Europeo e attorno ai perimetri di innumerevoli musei.
Tra i progetti che lo hanno reso noto c’è quello realizzato per il Museo di Arte contemporanea di Madrid dove una delle pareti è ricoperta da 24 metri di verde. L’equivalente di 15000 piante e 250 specie diverse. Se pensate che già questa possa essere un’opera monumentale, provate a immaginare un muro di 800mq ricoperto da piante provenienti dal Giappone, dalla Cina, Europa e Stati Uniti. Questa è la dimensione del progetto realizzato per il Museo Quai Branly di Parigi. Le pareti verticali consentono di sfruttare enormi superfici apparentemente inerti e inutilizzabili, facendole diventare parti vive della città.
La componente vegetale strappa la verticalità all’artificialità restituendone una dimensione vivente più vicina agli uomini dice Blanck. Ovvio che la scelta di un piano verticale implica conoscenza e capacità di selezione delle specie. Ancor prima che con la biodiversità, Blanck si è dovuto confrontare però con la forza concreta della natura. Le radici delle piante possiedono una potenza tale da distruggere le mura contro le quale sono attaccate e frantumarle. Per evitare questo, non banale, inconveniente, Blanck ha studiato a lungo il comportamento delle piante giungendo alla conclusione che un sistema di irrigazione frequente e regolare consente alle radici di distribuirsi in orizzontale, rimanendo in superficie. Ed evitando così di infiltrarsi in profondità. A partire da questo fondamento, egli ha ideato un vero e proprio sistema progettuale del peso di 30kg al metro quadro costituito da una base metallica, da un telo in PVC e da uno strato in cartonfeltro. I traversi e i montanti metallici, ancorati al supporto o autoportanti, fanno da base di appoggio (a volte si aggiunge una camera d’aria tra supporto e struttura per favorire l’isolamento degli ambienti). Su di essi, viene steso il telo che serve per omogeneizzare e rinforzare la struttura e il cartonfeltro, che consente di distribuire l’acqua su tutta la superficie. Perché, se non fosse stato chiaro fino ad ora, nei Giardini Verticali di Blanck, non è previsto l’uso della terra. Solo acqua, con l’aggiunta di sali minerali.
Ma quali sono i reali vantaggi di un giardino verticale? Facile immaginare l’impatto sulla fotografia urbana: vedere una superficie interamente verde immersa in un ambiente insolito come quello cittadino è come avere la sensazione di essere improvvisamente altrove. L’effetto di stupore e spiazzamento percepito dagli astanti è complementare al beneficio ambientale di cui godono sia gli abitanti sia coloro che lavorano negli spazi interni ricoperti dalle superfici verdi. La presenza di erba sulla parete di un grande edificio consente all’atmosfera di alleggerirsi di anidride carbonica e al sistema di riscaldamento e raffreddamento di consumare di meno. La vegetazione (e l’antica tradizione delle piante rampicanti ne è testimonianza) fa da isolante termico e fonico. Inoltre consente di rimettere in circolo l’acqua piovana e le acque grigie dei palazzi. Qualcosa di simile sta per essere progettato per il nuovo impianto di Abu Dhabi, dove il prato di circa venticinquemila metri quadri sarà alimentato dall’acqua dei condizionatori. Nel libro “Il bello di essere pianta” (edito da Bollati Boringhieri), Blanck che da autore assume il punto di vista proprio di una pianta, sintetizza il dovere di rispettare la natura parafrasando l’ espressione cartesiana: “Cresco quindi esisto”.
Un punto di vista, quello di Blanck, che prevede la possibilità di immaginare una co-esistenza tra uomo e natura e non un perenne stato di conflitto e di opposizione.

Fonte: GreenMe

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Torino e la riqualificazione urbana

La rivista “Architetura del Paesaggio” ha selezionato i giardini pubblici di Casino Barolo di Torino, tra i migliori paesaggi italiani degli ultimi 60 anni. Grazie ad arredi creativi e alla nuova luce il parco dà vita e smalto a un’ampia zona pubblica a rischio di abbandono.
Casino Barolo è il nome di un’antica cascina della periferia Nord di Torino. In questa zona oggi in grande sviluppo residenziale e commerciale, è stato realizzata una nuova area verde. Autori del progetto: gli architetti paesaggisti Marco Minari e Paolo Mighetto, con l’architetto Alessandra Aires del settore urbanizzazioni del Comune di Torino.
Il progetto – spiega Aires – si inquadra nel piano regolatore del Comune di Torino che prevede la conversione ad area pubblica dell’80 per cento del territorio su cui vengono costruiti nuovi edifici residenziali. In questo caso l’intervento riguarda un’area di dimensioni notevoli, 48mila metri quadrati, in cui oltre al verde sono state realizzate piste ciclabili, percorsi fitness, parchi giochi per bambini e altri servizi utili, il tutto con una nuova illuminazione pubblica. Abbiamo riqualificato – specifica Minari – una vasta area con molto verde, visto che sono stati messi a dimora di 90 alberi, 1000 piante tappezzanti e 10 mila arbusti. Il primo obiettivo del progetto – aggiunge Mighetto – era quello di trovare un collegamento tra aree diverse fra loro: l’antica cascina del ‘700, i vecchi fabbricati industriali e i grandi palazzi residenziali. Il giardino diventa quindi l’elemento centrale per la vivibilità della zona. Già in fase di progetto – aggiunge Aires – abbiamo puntato al coinvolgimento degli abitanti del quartiere, a partire dai bambini della scuola elementare. Un modo per avere un apporto creativo, ma anche per sviluppare nei bambini una cultura di maggiore rispetto verso le aree pubbliche. Ne è risultato un progetto molto articolato, che offre opportunità diverse. Per esempio, abbiamo creato una zona destinata agli orti, che saranno assegnati agli abitanti della zona, con precedenza alle persone a basso reddito, per le quali l’orto può rappresentare un contributo importante anche nel bilancio familiare.
I giardini si discostano molto dal classico giardino pubblico, anche per l’arredo urbano. Grande uso del colore per differenziare i percorsi pedonali e ciclabili, sedute originali come i grandi divani di cemento, la scelta di apparecchi di illuminazione dalle forme insolite come l’Iris (Disano illuminazione) montato su palo Ma-Tita.
In periferia – spiega Mighetto – è importante non cadere nell’anonimato che rende spesso rende le aree verdi zone poco frequentate e poco sicure. Abbiamo cercato di realizzare un’area più viva e funzionale, piacevole da attraversare in bicicletta o per fare un po’ di esercizio all’aria aperta. Anche la scelta delle piante è stata fatta con i bambini, ed è stata progettata in modo da avere diverse gradazioni di verde e colori diversi anche nella stagione invernale. In questa caratterizzazione del progetto – aggiunge Aires – rientra anche le scelta per l’illuminazione. Abbiamo scelto il palo Ma-Tita proprio perché ha una linea assolutamente diversa da un palo classico. Credo che sia l’unico palo della luce in commercio dedicato ai bambini. Sicuramente la forma era la più interessante in questo contesto ludico e colorato. L’illuminazione è un elemento fondamentale di questo progetto – precisa Minari – perché le sedute e gli spazi di ritrovo sono pensati per essere utilizzati anche nelle ore serali. Torino come molte altre città vive sempre di più anche di notte e non solo in centro. Proprio in aree più periferiche come questa è importante popolare il territorio nelle ore serali e non abbandonarlo alla delinquenza e al vandalismo. L’illuminazione evidenzia i percorsi, definisce con un cono di luce le aree dove fermarsi a parlare, valorizza anche i particolari più interessanti come certe piante o le sedute più originali.

Fonte: Archilight

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Nuovi spazi per Spoleto: in gara idee per un nuovo insediamento in prossimità dell’ex “Piazza d’Armi”

Parte la quarta edizione del Premio di Architettura FBM, dal titolo Nuovi spazi per Spoleto. Organizzato da Fornaci Briziarelli Marsciano in collaborazione con Il Giornale dell’Architettura, impegna i partecipanti nella progettazione di un nuovo insediamento a destinazione mista nell’area abitata in prossimità dell’enorme e importante area militare dell’ex- “Piazza d’Armi”. La zona è collocata in posizione nevralgica a nord della città e dall’alto potenziale per il futuro sviluppo di Spoleto.
L’insieme degli interventi è volto alla costruzione di spazi pubblici che usino la nuova strada come occasione per definire nuove relazioni urbane tra gli spazi adiacenti, inclusa l’area della stazione ferroviaria. Come nelle precedenti edizioni il premio è diviso in due fasi: una prima fase a procedura aperta, verte sul tema della riqualificazione urbana e porta alla selezione di 6 gruppi di progettazione che vengono invitati ad incontrare rappresentanti dell’amministrazione comunale per approfondire quello che sarà il tema della seconda fase. Sarà oggetto di valutazione la capacità da parte dei concorrenti di trovare il migliore rapporto tra pieni e vuoti in relazione alla qualità urbana interna al progetto e al rapporto con il tessuto esistente, con particolare attenzione al disegno e alla calibrazione del disegno degli spazi aperti. Grande importanza rivestirà la capacità, da parte dei partecipanti, di inquadrare la collocazione delle funzioni richieste all’interno delle aree individuate per la riqualificazione di tutto il contesto urbano che gravita intorno al nuovo asse viario. A questo proposito, è lasciata piena libertà nel togliere alberature esistenti, oppure nel piantare nuove essenze arboree per creare una nuova condizione paesaggistica che valorizzi le relazioni con le preesistenze monumentali ed ambientali del sito.
Sono ammessi a partecipare al Premio di Architettura tutti gli studenti di corsi di laurea italiani in architettura e i neolaureati da non più di 5 anni, anche se già in possesso di abilitazione all’esercizio della professione, purchè di età inferiore ai 30 anni alla data del 30 Gennaio 2009. E’ ammessa la partecipazione di gruppi di progettazione.
La consegna degli elaborati in prima fase è fissata per il 30 Gennaio 2011, mentre per la consegna in seconda fase la data di scadenza è fissata per il 20 giugno 2011. Il Premio di Architettura terminerà con la nomina di un vincitore e di 5 menzioni secondo quanto deciso dalla Giuria e con l’assegnazione di un premio in denaro di 3mila euro per il vincitore e di cinque rimborsi spese di mille e 500 euro per gli altri partecipanti alla seconda fase.

Fonte: Archiportale

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Napoli: svelato il progetto per il nuovo quartiere a est della città

Napoli trasforma l’ex Manifattura Tabacchi in un nuovo quartiere urbano con attività commerciali, residenze ed ampi spazi pubblici per l’aggregazione sociale. Il progetto, commissionato da Fintecna Immobiliare allo studio Mario Cucinella Architects, è stato svelato nei giorni scorsi. L’intervento interessa un’area di circa 170mila metri quadrati e prevede 590mila m³ di cubatura, che comprendono il recupero di alcuni edifici preesistenti e la realizzazione di nuove strutture per la residenza, il commercio ed i servizi. Metà del nuovo quartiere sarà residenziale; la restante porzione sarà destinata all’attività produttiva. In tal modo l’area, che prima ospitava soli insediamenti per la produzione di beni e servizi, viene trasformata in un nuovo importante tassello urbano.
Il progetto – spiegano da MCA – parte dal presupposto di conservare la memoria della manifattura, dei suoi edifici simbolo e delle sue aree verdi di maggior qualità e si pone come obiettivo la costruzione di un nuovo tessuto urbano. In questo modo l’area, prima destinata alla sola attività produttiva, si rinnova conquistando un ruolo importante per la città.
L’obiettivo è offrire ai cittadini un nuovo quartiere verde: un grande spazio pubblico lineare, sul quale si affacciano i blocchi edilizi commerciali e direzionali, viene attrezzato con giardini pubblici sui bordi diventando un nuovo asse verde e pedonale. Si tratta di uno spazio sociale e di relazione, dove si collocano le funzioni di interesse pubblico – uffici, negozi, la posta – e sul quale si affacciano tutte le residenze.
Il progetto è firmato per la parte paesaggistica dallo studio Land (Landscape Architecture Nature Development).
Un’attenta analisi del sito e delle sue caratteristiche climatiche – aggiungono i progettisti di MCA –  ha permesso l’applicazione di tutte le strategie, attive e passive, per raggiungere gli obiettivi di maggior risparmio energetico e di minor impatto ambientale.

Fonte: Archiportale

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Italia: più 4 milioni di case negli ultimi 10 anni e più 5,2 milioni di case vuote

Un'altra casaIn 10 anni sono stati costruiti in Italia 4 milioni di case. Contemporaneamente ci sono 5,2 milioni di case vuote solo nelle grandi città. A proposito del consumo di territorio nel 1995-2006 sono arrivati i calcoli di Legambiente. Il rapporto si intitola “Un’altra casa”  (qui, il comunicato stampa di Legambiente). I calcoli di Legambiente non riguardano il suolo urbanizzato ma solo quello occupato dagli edifici in senso stretto. Nel 1995-2006 ne sono stati costruiti per 72.000 ettari (720 chilometri quadrati, se preferite), senza tener conto delle strade per arrivarci. E senza tener conto di parcheggi e giardini. Come mai è così difficile trovare casa, allora?
I 72.000 ettari che a Legambiente risultano edificati in 10 anni sono si traducono appunto in 4 milioni di alloggi. Più quelli ampliati. Più quelli condonati o tuttora abusivi. Più uffici, capannoni e centri commerciali. A Legambiente risultano anche 5,2 milioni di alloggi vuoti nel 2009 solo ne lle grandi città: rappresentano 1,2 milioni di alloggi in più rispetto a quelli edificati nel decennio precedente. E alle case vuote nei grandi centri urbani bisogna aggiungere le case di villeggiatura e le case sfitte nei centri abitati di piccole e medie dimensioni. Significa che il patrimonio abitativo del 1995 bastava ed avanzava abbondantemente all’Italia del 2006. Nel 2009 nelle grandi città c’erano 5,2 milioni di alloggi vuoti ma si sono verificati 61.000 sfratti esecutivi: gente che ha dovuto lasciare la propria casa senza essere riuscita a trovarne un’altra. E’ assurdo, non vi pare? Però questa assurdità è la realtà italiana. Legambiente la spiega chiamando in causa la pessima qualità del patrimonio abitativo, la mancanza di edilizia pubblica (cioè di case affittate a basso prezzo), la speculazione edilizia, la tendenza ad investire i capitali rientrati dall’estero in mattoni e cemento. Tutto vero. Io però lo direi anche in un altro modo: la libertà di costruire (le deregulation, i condoni varati o tentati e tutto il resto) non ha risolto – e anzi ha aggravato – i mali italiani. Quei 5,2 milioni di alloggi inutilizzati ce li ritroviamo sulla gobba tutti. Non solo sotto forma di scempio paesaggistico, infinite periferie urbane e consumo di territorio: è la semplice legge della domanda e dell’offerta. Il mattone è una bolla, prima o poi scoppierà. Con tutta quell’edilizia inutile e inutilizzata, i prezzi già stanno scendendo (crollate le compravendite, cresciuto l’invenduto, nota Legambiente) e non potranno che crollare. Ci rimetteranno coloro che hanno investito nella casa i sudati risparmi di una vita. Ma prima o poi qualche grande costruttore rimarrà con il cerino in mano.

Fonte: Blogeko

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