Anidride carbonica, ecco gli alberi artificiali che l’assorbono

19 Dicembre 2012

 

Sono bruttini, non si sa ancora bene dove piazzare i residui che comunque il loro funzionamento produce, costano ancora tanto ma potrebbero diventare un’arma efficace contro l’effetto serra. I cosiddetti “alberi artificiali” – secondo l’Associazione degli ingegneri britannici – rappresentano la soluzione tecnologica al momento più avanzata per combattere ilcambiamento climatico. Che la situazione delPianeta sia delicata e sia destinata a diventare sempre più complessa lo riconoscono pure loro, che hanno una fiducia illimitata nel progresso e nella tecnica: l’anidride carbonica è in continuo aumento e se nel 1700, prima della rivoluzione industriale, questa sostanza prodotta dai combustibili fossili era presente nell’atmosfera con una concentrazione di 280 parti per milione, oggi stiamo per sfondare quota 400.

 

Ebbene, per gli ingegneri di sua maestà britannica i governi e le aziende dovrebbero concentrare i finanziamenti sulla tecnologia degli alberi artificiali e fare in modo che si diffonda rapidamente e che gli sforzi raggiungano un’intensità sufficientemente ampia da dare risultati concreti. Studiati alla Columbia University, degli alberi artificiali esiste un prototipo costruito dall’azienda Global Research Technologies di Tucson in Arizona. Si tratta in realtà di pannelli di dimensioni variabili, da uno a dieci metri quadri, che contengono idrossido di sodio. Quando questa sostanza entra in contatto con l’anidride carbonica, scatta una reazione chimica che cancella il gas serra e produce carbonato di sodio.

 

Gli alberi sono semplici da costruire e, in teoria, si possono installare ovunque, lungo le strade, dentro le città, dove già sono posizionate le pale eoliche. I punti deboli di questa tecnologia – seri – oltre a quelli estetici e paesaggistici, sono almeno due: resta un problema eliminare i prodotti di reazione(l’idea di seppellirli in grotte scavate a grandi profondità è costosa e non da tutti considerataintelligente), i manufatti sono cari. Il costo di ogni singolo albero può infatti essere ribassato fino a20mila dollari ma – anche così – rimarrebbe piuttosto alto.

 

Secondo uno studio dell’università del Colorado pubblicato su Environmental Science and Policy, solo per cancellare l’anidride carbonica emessa dalle auto americane (il 6 per cento di tutte le emissioni di CO2 negli Usa) bisognerebbe spendere 48 miliardi di dollari in foreste sintetiche.

 

Si tratta, quindi, di trovare un’idea capace di smaltire a basso prezzo circa la metà degli 8,7 miliardi di tonnellate di anidride carbonica emesse ogni anno, che le foreste e il fitoplancton marino non riescono ad assorbire. Gli ingegneri di tutto il mondo continuano ad esercitarsi sul tema. Tra le opzioni prese in considerazione ci sono state anche quella di lanciare in orbita dei pannelli riflettenti per respingere i raggi del sole oppure quella di spargere un fertilizzante in mare per accelerare la crescita di fitoplancton. Ma finora nessuna appare più sensata dell’idea di abbassare di gran lunga le emissionie piantare più alberi. Veri.

 

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