Energy Island, gli arcipelaghi dell’energia

22 Ottobre 2012

Esiste una fonte d’energia immensa e praticamente inutilizzata: è l’oceano.

Per sfruttare il suo potenziale alcuni ingegneri hanno ideato leEnergy Island, delle vere e proprie isole galleggianti in grado di imbrigliare la forza dell’oceano per produrre energia elettrica e acqua potabile.

Ogni isola ha in dotazione un sistema di scambio di calore che sfrutta le diverse temperature dell’acqua.

Tutto il processo produttivo ha inizio in superficie dove sono posti dei pannelli che utilizzano il calore dell’acqua e la luce solare, canalizzata attraverso degli specchi, per riscaldare un liquido racchiuso all’interno dell’isola stessa. Questo plasma, probabilmente una miscela di acqua e ammoniaca, si riscalda fino a raggiungere il punto di ebollizione.

Il gas prodotto poi viene utilizzato per mettere in funzione una turbina che produce elettricità. Il vapore viene raffreddato attraverso una serie di serpentine che risucchiano l’acqua gelida dell’oceano profondo. Si parla di una serie di tubazioni lunghe anche mille metri. L’unico elemento di scarto prodotto dal processo sarà acqua desalinizzata o distillata che a sua volta potrà essere stoccata e portata a terra per usi domestici o agricoli. Per un paese come l’Arabia Saudita ad esempio, ricco di calore, ma povero di acqua, sarebbe una soluzione molto conveniente.

L’ingegnosa trovata è dell’architetto inglese Alex Michaelis e di suo padre Dominic. La location più adatta all’installazione è la zona tropicale come il Mar dei Caraibi, l’Oceano Indiano e il Mar Cinese meridionale. Le piattaforme galleggianti hanno una forma esagonale formata da sei triangoli equilateri di 300 metri di lato ed in totale occuperebbe 23,4 ettari.

Ogni isola potrebbe produrre 250 Megawatt di energia che verrebbe poi trasportata a terra con dei cavi sottomarini. Secondo alcune stime servirebbero 50.000 di questi impianti per soddisfare il fabbisogno energetico dell’intero pianeta. Le isole sono costruite in modo da poter funzionare in maniera solidale. Due, tre o anche dieci isole messe assieme abbatterebbero i costi di costruzione, installazione e manutenzione e fornirebbero energia come una centrale elettrica tradizionale. Il passo successivo sarebbe quello di impiantare delle strumentazioni per l’elettrolisi in modo da produrre idrogeno dall’acqua di mare.

Fonte: next.liquida.it

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