Il contributo del DIRES per la ricostruzione degli edifici danneggiati dal sisma dell’aprile 2009

Il contributo del DIRES per la ricostruzione degli edifici danneggiati dal sisma dell’aprile 2009

Relatore:
Correlatore/i:
Laureando/i:
Anno accademico: 2009/2010

Abstract

Monitoraggio Palazzo della Prefettura, l'Aquila

Monitoraggio Palazzo della Prefettura, l’Aquila

Accordo di collaborazione per ricerca scientifica tra il comune di l’Aquila, il Dipartimento di Restauro e Conservazione dei Beni Architettonici (dires) della facolta’ di architettura di Firenze e l’accademia di belle arti dell’aquila sul tema: “Messa a punto di metodologie per il monitoraggio di controllo, la rigenerazione dei materiali di risulta, la conservazione e il restauro architettonico a supporto della ricostruzione dell’edilizia storica colpita dal sisma dell’aprile 2009”.

Programma di lavoro

  • Messa a punto su campione di comparti, o isolati urbani di una metodologia di rilievo e di intervento mirata alla riabilitazione e ricostruzione post-sismica degli edifici,  privilegiando il recupero degli elementi materici caratterizzanti l’edificato preesistente (es. elementi architettonici, pietre ed intonaci, apparati decorativi, superfici pittoriche e coloriture).
  • Analisi della vulnerabilità morfo-tipologica dell’edilizia storica (edifici isolati, schiere, edifici complessi) e stesura di linee guida per la riqualificazione urbana in sicurezza sismica.
  • Prelievo ed analisi di campioni materici: lapidei, malte, intonaci, tinteggi e coloriture.
  • Supporto tecnico-scientifico nel rilievo per il restauro, per la diagnostica ed il monitoraggio di controllo,  per l’esecuzione di interventi conservativi.
  • Realizzazione di campioni materici e modelli applicativi sperimentali.
  • Sviluppo di ricerche e progetti mirati al ripristino architettonico ed ambientale, all’integrazione tra sistemi costruttivi e tecnologici diversi.
  • Studio della tavolozza e dei linguaggi cromatici dell’edilizia storica.

Attività svolta

Nell’ambito del seminario di studio, coordinato e diretto dal prof. Giuseppe A. Centauro, sono state condotte in situ perlustrazioni particolareggiate nel centro storico dell’Aquila, segnatamente nella cosiddetta “area rossa” e in quello di Sant’Eusanio Forconese. Gli studi condotti dal gruppo di lavoro hanno, in particolare, riguardato tre aree campione individuate all’interno del centro antico dell’Aquila, rispettivamente costituite da:

Area Urbana n. 1 – “Prefettura”; Area Urbana n. 2 – “S. Silvestro”; Area Urbana n. 3 – “S. Pietro di Coppito”. E il centro storico di Sant’Eusanio Forconese, segnatamente per l’area centrale – “Piazza del Popolo- Palazzo Barberini”.

In particolare sono stati effettuati campionamenti sui materiali lapidei tipici dell’edilizia urbana, sulle matrici minerali che compongono le strutture murarie faccia vista e sulle stratigrafie pittoriche che descrivono la dinamica storica dei colori di questa città. Una successiva ricognizione anche nelle località del cratere aquilano , in particolare a Sant’Eusanio Forconese e la sua frazione di Casentino, e in alcuni complessi monumentali di San Demetrio nei Vestini e di Sant’Andrea di Stiffe, ha fatto conoscere altre situazioni disastrose ma tutt’altro che di pregio minore, come per esempio gli affreschi medioevali emersi sulla parete del retrocoro della chiesa di S. Andrea.

Dall’analisi dei colori sugli edifici aquilani è emersa la tendenza ad un utilizzo della pietra locale soprattutto per edifici religiosi ed istituzionali da cui la riproposizione degli stessi toni nelle tinteggiature. Dall’analisi stratigrafica del colore si ritrovano negli edifici più antichi le stesse caratteristiche cromatiche. Tuttavia sono presenti episodi contrastanti con i colori identitari della zona e attribuibili ad episodi recenti.

  • le condizioni del centro storico risultano essere molto più gravi di quelle delle zone periferiche della città;
  • le strutture maggiormente danneggiate sono apparse essere quelle soggette ad aggiunte o modifiche di struttura o volume nel tempo;
  • a distanza di un anno dal sisma non si è ancora pensato a monitorare l’edilizia storica danneggiata e a proteggere gli elementi architettonici o decorativi delle facciate degli edifici, ma solo a mettere in sicurezza alcuni edifici stessi. Dal punto di vista del recupero di tali elementi i ponteggi e le opere di sostegno messe in opera risulterebbero, nella maggior parte dei casi, anzi essere di intralcio piuttosto che d’aiuto;
  • la messa in sicurezza di alcuni edifici piuttosto che di altri ha già determinato  il destino di molti di essi, che non essendo stati puntellati, sono stati piuttosto considerati da demolire;
  • il tempo trascorso dall’evento sismico ha peggiorato le condizioni delle zone colpite.

In definitiva, non abbiamo potuto che riconoscere che le misure preventive adottate dalla normativa italiana in materia anti-sismica risultano inadeguate ed insufficienti a sostenere emergenze di questo tipo, forse anche perché nella maggior parte dei casi non è stata completamente rispettata, né per le nuove costruzioni, né per i consolidamenti dell’esistente.

Il monitoraggio che abbiamo prodotto attraverso le schedature dei manufatti architettonici ed i rilievi intende per questo fornire un contributo di conoscenze e l’occasione di un ripensamento critico sulla gestione del patrimonio edilizio storico e recente.

Gli studi condotti in situ sono comunque indispensabile occasione di ricerca e di indagine ai fini della conservazione e del restauro, segnalando anche la delicatezza della ricostruzione degli apparati decorativi danneggiati, che è nostra intenzione porre in evidenza fin dalle prossime rielaborazioni e restituzioni analitiche che potremo curare al nostro rientro in sede a conclusione di questa interessantissima e per certi versi irripetibile esperienza che abbiamo avuto  modo di fare.

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