Chiesa di San Lorenzo a Montalbano (SI). Ipotesi di consolidamento e adattamento

Chiesa di San Lorenzo a Montalbano (SI). Ipotesi di consolidamento e adattamento

Relatore: Prof. Arch. Silvio Van Riel
Correlatore/i: Dott. M. Paolo Semprini; Prof. Guido Vannini
Laureando/i: Clara Piccioli, Luca Sforza
Anno accademico: 2001/2002

Abstract

 

Radicondoli

RADICONDOLI “IL CENTRO STORICO”

Il centro storico attuale si sviluppa seguendo l’andamento naturale del colle, stretto e si presenta ancora quasi completamente compreso entro la cinta muraria. All’interno la struttura abitativa si incentra su un asse maggiore Est-Ovest, oggi via T. Gazzei, che mostra un andamento leggermente flesso; parallelamente a questa direttrice si trovano, soprattutto sul versante meridionale, altre strade a vari livelli della collina intersecate dalla Sedice, una via che si innesta perpendicolarmente al corso e funge da elemento di spina e di collegamento diretto fra i percorsi longitudinali e la via principale. All’interno la struttura abitativa si incentra su un asse maggiore Est-Ovest, oggi via T. Gazzei, che mostra un andamento leggermente flesso; parallelamente a questa direttrice si trovano, soprattutto sul versante meridionale, altre strade a vari livelli della collina intersecate dalla Sedice, una via che si innesta perpendicolarmente al corso e funge da elemento di spina e di collegamento diretto fra i percorsi longitudinali e la via principale. Non molto si può dire sull’estensione del primitivo impianto castellano; il rilevo delle piante all’interno dell’attuale cinta muraria sembra indicare la possibilità di enucleare un’area edificata secondo tipologie modulari di 9×7, documentate intorno alla Sedice. Presso questa area si intravede anche un certo ordine funzionale, indicato dalla posizione dei vari elementi; la zona più importante era situata in asse con la Sedice, sulla sommità della collina: qui si trovano gli edifici e gli spazi più importanti, cioè la chiesa di San Simone, la platea, probabilmente anche il palazzo del gastaldo dei conti Aldobrandeschi e poi quello del Comune. Fra il  X e il XVI secolo, nel territorio comunale di Radicandoli risultano documentati 11 castelli. Il maggior numero di castelli del territorio di Radicondoli fa la sua apparizione nel corso del XII secolo. Il primo ad essere ricordato sembra Montalbano, oggi scomparso quasi anche nella memoria locale, che sorgeva sulla sommità di un colle soprastante Solaio, dove si intravedono i ruderi di un insediamento fortificato. Il toponimo resta oggi al vicino rilievo montuoso a alla sottostante chiesa di San Lorenzo, detta appunto a Montalbano.Alcuni di questi centri esistevano sicuramente già prima delle notizie documentarie dell’avvenuto incastellamento: Colletalli, Radicandoli, Montingegnoli, Montalbano e, forse, anche Fosini; gli altri compaiono per la prima volta già definiti esplicitamente come castelli: Tremoli, Elci, Bucignano, Pietracorbaia, Belforte, Falsini.
I castelli di Tremoli ed Elci fanno la loro apparizione nel X secolo, il castello di Bucignano nell’XI secolo, i castelli di Montalbano, Pietracorbaia, Fosini, Colletalli, Radicandoli, Falsini, Belforte nel XII secolo mentre soltanto uno, il castello di Montingegnoli, nel XIII secolo. Risulta difficile in generale stabilire quali siano gli “autori” dell’incastellamento. Un esempio ben documentato è quello di Fosini, a opera dei conti Pannocchieschi; Montalbano invece viene “incasellato” dal vescovo di Volterra. Le caratteristiche topografiche e insediative dei castelli risultano sostanzialmente analoghe: si tratta infatti, a eccezione di Fosini, di insediamenti cosiddetti di sommità, che sorgono cioè sulle cime di colline di altitudine variabile da un minimo di 392 metri s.l.m. (Pietracorbaia) a un massimo di 644 (Montalbano); quattro si trovano su rilievi fra i 415 e i 484 metri, quattro fra i 504 e i 542 e un altro (Fosini) sui 693 metri. La loro distribuzione territoriale non risulta omogenea anche se gli studiosi segnalano un’area centrale di maggiore addensamento e aree periferiche caratterizzate da insediamenti più distanziati: in via indicativa possiamo individuare un castello ogni undici kmq. L’estensione del territorio facente capo a ciascun castello ci consente di definire l’ambito territoriale medio della giurisdizione del centro castellano definita, nei documenti, come “corte”,  “distretto” o “curia”. Anche per l’organizzazione ecclesiastica del territorio, articolata in pievi e chiese dipendenti, non abbiamo ricordi anteriori al X secolo. La prima notizia diretta concernente il sistema delle pievi risale al 976. Radicandoli e Sorsciano non comprendevano nei loro plebati tutto il territorio dell’attuale comune di Radicondoli; la zona occidentale da Fosini a Sesta rimaneva esclusa, come pure l’estremità settentrionale di Calvaiano. A Fosini si trovano due chiese distinte, quella di S. Donato e quella di S. Nicola, entrambe suffraganee della pieve di Morba presso Montecerboli; non sappiamo quale fosse la loro ubicazione rispetto al castello. Il resto della zona occidentale era tutto compreso nella pievania di S. Govanni di Silano, da cui dipendevano la chiesa di S. Bartolomeo di Anqua e quella di Tegoni. Mentre sembra scomparire precocemente la chiesa di S. Regolo e S. Silvestro ricordata alla fine del X secolo. Riassumendo il quadro generale, una sola pieve del territorio fra X e XIII secolo risulta collegata a un castello, quella di Radicondoli, che comunque si trovava almeno in una fase iniziale al di fuori delle mura castellane; essa subisce tre spostamenti, solo l’ultimo dei quali la porterà al centro dell’insediamento incasellato. L’altra pieve della zona, Sorsciano, non è legata ad un castello, anche se la sua sede finirà per essere attratta da Belforte. Alcune chiese dipendenti da Radicondoli e Sorsciano erano collegate a castelli: Falsini, Tremoli, Montingegnoli, Travale; Montarrenti, Monteguidi, non sappiamo però dove si trovassero originariamente rispetto all’abitato, verosimilmente all’interno. Il dato che emerge con maggiore insistenza dall’analisi documentaria è la presenza certa di un popolamento “aperto” intorno alle chiese non legate ai castelli, tuttavia è intuibile una situazione analoga anche nelle pievanie. Accertata dunque l’esistenza di un habitat diffuso nella zona diverso dai castelli, i problemi che sorgono sono legati soprattutto alla definizione e alla “forma” di tali insediamenti. Sembra che nella zona venissero qualificati come “villa” gli insediamenti aperti ma accentrati, dotati di chiesa; nel Trecento esistevano però eccezioni in vari sensi a questa definizione. Sembra infatti accertata la convivenza di piccoli agglomerati intorno alle chiese non necessariamente definiti come tali. L’edificio religioso, doveva essere l’unico in muratura, mentre le abitazioni circostanti erano verosimilmente in edilizia precaria e labile, che usava il legno e altri materiali deperibili.

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