Evoluzione storico-ambientale delle Cascine di Tavola a Prato. Provvedimenti di conservazione e messa in sicurezza per la salvaguardia e il restauro nel Parco delle Pavoniere: il caso della Rimessa delle Barche.

Evoluzione storico-ambientale delle Cascine di Tavola a Prato. Provvedimenti di conservazione e messa in sicurezza per la salvaguardia e il restauro nel Parco delle Pavoniere: il caso della Rimessa delle Barche.

Relatore: Prof. Giuseppe A. Centauro
Correlatore/i: Arch. Roberto Tazioli - Ing. Francesco Sanzo
Laureando/i: Dania Sardi
Anno accademico: 2008/2009

Abstract

Il complesso ambientale delle Cascine di Tavola situato a sud della città di Prato, ha un’estensione territoriale di circa 300 ettari e si colloca entro un quadro urbano largamente sviluppato, anche se frammentario e dequalificato come quello della periferia meridionale della città.

La consistenza di questa grande area è unica della piana tra Firenze e Pistoia e rappresenta a livello comunale il polo aggregante di un sistema di aree verdi urbane, perno di una articolata rete di preesistenze storico-ambientali. Rete che comprende la confinante Villa di Poggio a Caiano oltre il Fiume Ombrone, i “barchi” di Bonistallo e di Artimino fino ad estendersi al sistema delle ville Medicee culminante nelle Ville di Castello e Petraia.

Oggi l’area delle Cascine di Tavola rappresenta, per la parte delle Pavoniere ed il bosco del canale della Corsa, una vasta area a verde pubblico, inserito dal regolamento urbanistico di Prato nel sistema dei “parchi storici” in dotazione alla città. Dal 1997 è aperto al pubblico, ma nel corso di questi anni ha conosciuto, episodi di degrado e di abbandono purtroppo sempre crescenti. In particolare il parco delle Pavoniere insiste immutato sulla stessa area da almeno tre secoli, quindi oggi costituisce il più antico impianto arboreo delle Cascine.

Dalla fine degli anni ‘90 molteplici interventi a livello amministrativo sono stati messi in atto per garantire la salvaguardia, la tutela e soprattutto il recupero di un complesso territoriale così importante, ricco di storia e che mantiene ancora forti legami con la sua città. Dopo l’istituzione di un’area denominata A.N.P.I.L. (area naturale protetta di interesse locale) applicata alle “Cascine di Tavola” si sono rafforzati gli intenti.

Queste premesse sono state la base dalla quale è iniziata una accurata ricerca storica che ha riguardato non solo la complessità del parco delle Cascine di Tavola con le sue preesistenze architettoniche e ambientali, ma ha abbracciato anche la vicina Villa Medicea di Poggio a Caiano, sia perché ad esse resta legata in modo indissolubile sia perché non sarebbe stata concepibile l’esistenza dell’una senza l’altra. La Villa infatti si inserisce in un territorio del tutto particolare che non si limita alla collina dove essa sorge ma cerca relazioni di più ampio respiro nel paesaggio circostante sia naturale che costruito.

Le prime fasi della ricerca storica vera e propria sono partite dall’Archivio di Stato di Firenze, presso il quale sono state reperite la maggior parte delle notizie storiche poi riordinate cronologicamente in un regesto generale finale che si è deciso di strutturare come un elenco degli eventi più importanti, strumento basilare necessario alla stesura delle tavole. Queste ultime sono state redatte il modo da fornire un quadro storico-riassuntivo più completo possibile evidenziando quelli che sono stati i luoghi e gli avvenimenti più significativi. Si è iniziato dalle origini delle Cascine volute da Lorenzo il Magnifico e gestite dalla famiglia Medici fino al 1743 anno in cui l’amministrazione della tenuta passa ai Lorena (grazie ai quali avrà inizio un lungo periodo di splendore per le Cascine di Tavola), i quali impostano l’organizzazione agricola-produttiva in modo innovativo e razionale apportando abbellimenti sia architettonici sia paesaggistici di notevole interesse. Si sono illustrate poi le fasi della gestione della tenuta successive all’unità d’Italia in cui la proprietà è passata dalla famiglia Lorena alla dinastia Sabauda nel 1860 e le susseguenti vicende relative alla prima e alla seconda guerra mondiale fino a giungere all’attualità.

L’analisi iniziale e di inquadramento ha riguardato l’uso agricolo del suolo dell’intera estensione della tenuta, per ricostruire il quale si sono sfruttate tutte le informazioni reperite durante la lunga fase di ricerca storica. Il passaggio successivo è stato quello di focalizzare l’attenzione sulle realtà architettoniche presenti all’interno del parco stesso, trasformando così la ricerca in un “censimento” di tutti i manufatti rimasti (anche a livello di rudere) e che fosse ancora possibile rilevare.

Questo step intermedio ha dato la possibilità di produrre un consistente numero di tavole volte a tracciare in modo schematico ma completo un “identikit” di ciascun manufatto riportando le notizie essenziali alla sua comprensione odierna: collocazione nel parco, informazioni storiche con relative foto a corredo della scheda-documento, stato di conservazione, elementi architettonici costitutivi, priorità di intervento futuro, rilievo dello stato attuale con rilievo del colore (ove presente) ed analisi del degrado. A questo scopo essenziali si sono rivelate le notizie storiche raccolte in precedenza sottoforma di regesto, le quali hanno permesso di datare la costruzione di alcuni ponti che attraversavano il canale delle Pavoniere ed il Canale della Corsa, ma non solo; hanno permesso di dare un nome specifico a un manufatto identificandolo per una sua caratteristica costruttiva; hanno anche consentito in alcune circostanze di fare delle attribuzioni per quanto riguarda l’autore di certi manufatti o decorazioni presenti su di essi. Oltre a questi importanti dati trovati sottoforma di scritti hanno contribuito al completamento della ricerca anche la ricca cartografia storica e le fotografie d’epoca, rivelatesi entrambe essenziali per un ulteriore confronto e utili per integrare e comprendere meglio le notizie trovate in forma scritta. Infatti, lo studio delle cartografie storiche ed il riscontro con quanto trovato scritto sui registri dell’archivio di Firenze, ha permesso finalmente di poter stabilire con certezza il nome di un luogo, di un corso d’acqua, o di un particolare manufatto. Sono state di grande aiuto, sia per la ricostruzione storica che per la redazione delle tavole grafiche, le foto dell’Archivio Alinari e quelle ritrovate presso l’Archivio Fotografico Toscano di Prato.

Il quadro che si è cercato di rendere più completo possibile con questo lavoro di ricerca e analisi preliminare, è servito a stabilire poi delle priorità di intervento sulle varie realtà architettoniche presenti nel parco. Da qui è emersa l’urgenza di studiare l’edificio ottocentesco della Rimessa delle Barche. L’edificio si inserisce al margine sud del quadrato delle Pavoniere. Esso costituisce uno degli esempi più interessanti di costruzione in puro stile neoclassico (probabile imitazione dello stile di Pasquale Poccianti all’epoca molto apprezzato) che si possa trovare all’interno del parco delle Cascine di Tavola, e rappresenta forse un unicum sia per le sue particolari caratteristiche compositive, sia per la funzione che era destinato a svolgere. Detto anche “stanzone delle carrozze” per la sua originaria funzione di ricovero di questi mezzi del Granduca, esso fu costruito a partire dal 1823 circa, data in cui inizia la trasformazione del parco delle Pavoniere in parco romantico. Attualmente versa in un grave stato di degrado, dovuto in gran parte alla mancanza della copertura che nel corso degli anni ha contribuito ad accelerare il fenomeno. Il quadro conoscitivo circa le condizioni del fabbricato raggiunto oggi ha richiesto uno studio graduale con analisi che sono iniziate nel 2003 e che hanno permesso di elaborare il progetto finale di messa in sicurezza idoneo per questo caso particolare. Prima di arrivare alle considerazioni fatte oggi, è stato indispensabile un passaggio intermedio, reso possibile grazie al materiale grafico fornito dall’amministrazione comunale pratese, che aveva condotto i rilievi con lo studio dei materiali e del degrado dell’edificio nel 2005. Quindi, una volta in possesso di queste fonti si è iniziato lo studio con un approccio diverso dal passato, poiché già molte informazioni erano acquisite grazie alla documentazione  raccolta in questi anni. Questi dati hanno costituito perciò un “regesto storico”, una base essenziale per capire cosa è stata, cosa è, e cosa sarà la Rimessa delle Barche. Le valutazioni fatte sono partite dunque dalla analisi dello stato di conservazione dei materiali effettuato al 2003, il quale è stato messo a confronto con lo stato attuale valutando lo stato intermedio all’anno 2005. Si è eseguito un monitoraggio della conservazione dell’edificio considerando lo stato di conservazione su tre periodi: il 2003, il 2005 e il 2009. Tra i degradi più diffusi, si sono rilevati i distacchi di intonaco concentrati soprattutto nella fascia inferiore dell’edificio sui prospetti sud e nord. Distacchi dovuti ad eccessivo dilavamento, al fenomeno dell’umidità di risalita, alla crescita di vegetazione infestante tra il supporto e l’intonaco stesso, ma soprattutto da imputare nuovamente alla mancanza di copertura. Naturalmente è da sottolineare come questo monitoraggio abbia tenuto conto più che altro di quei cambiamenti superficiali (distacchi degli intonaci) maggiormente stimabili a vista, poiché non sono state effettuate indagini e misurazioni strumentali precise dello stato di avanzamento del degrado stesso (ad esempio lo stato di avanzamento delle lesioni).

Alla luce di queste considerazioni si è deciso di mettere in sicurezza l’edificio dotandolo di una copertura provvisoria, per salvaguardarlo da un ulteriore stato di avanzamento del degrado in attesa del futuro progetto di restauro.

Il passo successivo è stato quello della progettazione della struttura che avrebbe dovuto sostenere il tetto, che rispondesse a requisiti di economicità e semplicità costruttiva, ovvero essere costituita da semplici tubi di tipo “Innocenti”. Per affrontare la progettazione di una struttura così particolare, infatti è stata indispensabile la collaborazione dell’Ing. Sanzo che opera per l’amministrazione comunale pratese. La messa in sicurezza dell’edificio si inserisce nell’ambito di questa esperienza come ultima tappa a conclusione di un lungo percorso, il cui scopo è stato fin dall’inizio quello di fornire uno strumento di studio il più completo possibile per la conoscenza dell’edificio. Gli sforzi fatti fino ad ora ci auguriamo siano un contributo utile per i futuri interventi che mirino non solo alla salvaguardia della Rimessa delle Barche ma di tutto il complesso architettonico – ambientale delle Cascine di Tavola, risorsa di inestimabile valore storico e culturale per il nostro territorio.

Gallery

Profilo

Sardi Dania

Laurea in architettura (corso di laurea quinquennale vecchio ordinamento), conseguita presso la Facoltà di Architettura di Firenze. Votazione 110 e lode. Impiegata come tecnico geometra addetta all’esame delle pratiche edilizie successivo controllo della documentazione tecnica e relativo calcolo degli oneri riguardanti il condono edilizio, relazioni con il pubblico per chiarimenti inerenti le pratiche di condono. Successivo incarico nel settore pubblico come tecnico geometra per rilievi sul posto di edifici scolastici ricadenti nel Comune di Prato, restituzione grafica di controllo e verifica al computer avvalendomi di programma Autocad (per apprendere l’uso del quale ho frequentato un corso presso la FIL di Prato riconosciuto dalla Regione Toscana) Assunta come impiegata amministrativa con il compito di gestire la contabilità e le iniziative ludico-sportive organizzate nelle scuole elementari, medie e superiori del Comune di Prato con la collaborazione di personale esterno quali professori e insegnanti del settore. Incaricata per rilevazioni statistiche locali e successivo impiego per conto di Istat come coordinatrice delle operazioni di raccolta dati nel Comune di Prato ai fini del censimento nazionale della popolazione, il mio compito era quello di organizzare e assistere i rilevatori sul territorio comunale. Successivamente verificare e archiviare i dati anagrafici raccolti su computer con appositi programmi messi a disposizione dall’Istat. L’incarico prevedeva relazioni con i rilevatori ed il pubblico per chiarimenti e risoluzione di problemi relativi a tale indagine statistica. Incaricata come consulente di arredamento con il compito di seguire e consigliare i clienti negli acquisti di mobili, realizzazione di piccoli progetti, soluzioni di arredo avvalendomi di Autocad e stesura di relativi preventivi. Impiegata come disegnatrice tecnica con il compito di verificare i rilievi architettonici con relativa restituzione grafica al computer con programma Autocad. Allestimento pratiche edilizie quali DIA che prevedevano il controllo della completezza della documentazione scritta oltre che grafica.
error: Contenuto protetto