Le sottostutture del giardino pensile del palazzo Piccolomini di Pienza. Ipotesi di restauro e conservazione strutturale

Le sottostutture del giardino pensile del palazzo Piccolomini di Pienza. Ipotesi di restauro e conservazione strutturale

Relatore: Prof. Arch. Silvio Van Riel
Correlatore/i: Prof. Ing. Lorenzo Nizzi Grifi; Dott. Arch. Paolo Papini
Laureando/i: Monica Capra; Patrizia Casini
Anno accademico: 1998/1999

Abstract

 

 

Vista panoramica

“A Pienza si giunge comunemente da due strade: l’una, la principale, parte da Siena e nel suo volgersi, mentre attraversa gran parte del territorio della provincia, incontra paesi, come Buonconvento o S.Quirico, la cui millenaria storia è raccontata dalle torri merlate o dagli aurei polittici che splendevano ancora sugli altari delle pievi. L’altra via, non meno bella e interessante, parte da Chiusi, tocca prima la ridente Chianciano e s’impenna poi fino a Montepulciano che vive ancora dei capolavori del Sangallo. C’è però un’altra strada che conduce a Pienza, la più antica di tutte, quella stessa che percorreva Pio II proveniente da Roma, deviando, dopo Radicofani, dalla via Cassia, in mezzo alla Val d’Orcia: la terra argillosa dalle mille crepe e rughe si sprofonda e si alza in un monotono andare di onda; raramente un albero, una casa; se non è maggio, quando la ginestra in fiore ti acceca con la prepotenza del suo giallo colore, l’occhio continua a vagare sullo sconfinato grigiore delle crete. E’ il caratteristico paesaggio che ritroviamo nei dipinti del Duccio, di Ambrogio Lorenzetti, di Giovanni di Paolo, del Sassetta e di tanti altri pittori senesi di ogni tempo”.

Una delle più antiche pubblicazioni che contiene un dettagliato esame grafico degli edifici di Pienza, risale al 1882, è opera di Heinrich Holtzinger, autore del testo, e degli architetti Karl Mayreder e Carl Bender che ne hanno curato la parte grafica. In quest’opera è stata riprodotta (nella tavola n.16) la planimetria del centro abitato di Pienza e una pianta della piazza principale con gli edifici più rappresentativi. Questi due disegni verranno più volte ripetuti nelle pubblicazioni specialistiche successive essendo gli unici rilievi pubblicati fino al 1977 anno in cui esce “Rilievi di Pienza” di G. Marcucci, edito a Firenze dalla Uniedit.

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