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(titolo, relatore, laureando)

La Casa dei Conti Angelini a Cavallino di Coriano (RN). Ipotesi di consolidamento ed adattamento.
Relatore: Prof. Arch.C. BlasI
Correlatore/i: Prof. Arch.S. Van Riel
Laureando/i: Enrico Sabatini
Anno accademico: 1996/1997
Premessa 
Il manufatto è situato a Cavallino, frazione di Coriano in provincia di Forlì.
Sorge sul crinale collinare che dal rilievo di Montescudo scende ortogonale alla costa, ad una altitudine di ml.105 s.l.m..
E’ fiancheggiato sul lato Nord dalla Strada Provinciale Rimini-Montescudo, al Km. 11+0.300 e prospetta quindi sulla valle del fiume Marano che scende dalle pendici del Monte Titano sfocia nella città di Riccione.
Il lato Sud prospetta su di una valle minore.
La vegetazione originaria del territorio del Comune di Coriano, nel corso di almeno venti secoli, é stata completamente sradicata dall’intervento massiccio dell’uomo che ha creato un paesaggio “artificiale”.
Colture alimentari, erbacee, frutticole, orticole, sostituiscono ormai il manto boscoso primitivo; un fitto tessuto di case coloniche isolate e di insediamenti più o meno complessi, coprono capillarmente il territorio in parte aggregandosi ed in parte disperdendosi attorno agli antichi castelli malatestiani di Cerasolo, Mulazzano, Besanigo o alle grandi fattorie signorili ed ecclesiastiche.
Dal quattrocento in avanti l’espansione dell’appoderamento disegna sul terreno i caratteri tipici del paesaggio mezzadrile: la dispersione delle case, la coltura promiscua, la policoltura, la frammentazione della proprietà.
Sino a tutto l’Ottocento questo paesaggio rimane eguale, esprimendosi in una compatta ed arretrata società rurale nella quale non intervengono, sino ad oltre la metà del Novecento, fattori di dinamizzazione economica quali la presenza di frequentate vie di comunicazione, di centri urbani o di mercati.
Anche l’Inchiesta Agraria Jacini nel 1879 testimonia l’organizzazione arretrata e scarsamente dinamica di questo gruppo sociale.

Il Manufatto: storia
Coriano negli ultimi due secoli di storia non si distingue in modo particolare dal contesto Riminese; gli  avvenimenti politici e sociali che hanno segnato il percorso storico del nostro paese, si presentano in modo non dissimile dal resto della Romagna.
1764-Una prima datazione di esistenza del manufatto preso in esame, ci perviene dai documenti del Catasto “Calandri” relativo al catasto di Rimini, stilato nel 1764 per la zona di Monte Tauro dal Perito Agrimensori Ernesto Calandri su commissione dello Stato Pontificio, sotto la cui giurisdizione temporale all’epoca era la “Marca di Romagna”.
Si tratta di un catasto geometrico particolare con mappe (Sc. 1:4000) e abaco delle particelle con indicati la superficie ed il suo possessore.
Da tali documenti, risulta proprietario il Signor Angelini Luca.
Sulla mappa risulta il corpo di fabbrica principale di dimensioni analoghe all’esistente, salvo la presenza di un corpo accessorio posto sul lato Sud, che ancora presente all’epoca del rilievo del Nuovo Catasto terreni (1937), è oggi totalmente perduto.
In coincidenza di tale manufatto accessorio si possono rilevare incerti segni di riprese murarie e aperture sul muro d’ambito del corpo di fabbrica principale.
1786-Il territorio del Riminese fu investito il 25 dicembre del 1786, da un violento terremoto che provocò ingenti danni alla città di Rimini ed alla fascia collinare di Coriano.
La scossa tellurica  produsse il crollo da cielo a terra dell’angolo Sud-Ovest e delle fasce adiacenti, quella ad Ovest per due terzi e quella a Sud per tre quarti, produsse inoltre il dissesto ed il crollo parziale di alcune murature interne.
L’intervento di ripristino si svolse negli anni immediatamente successivi all’evento * .
L’intervento di ricostruzione, fu svolto con modalità diverse da quelle originali: diverso apparecchio murario e diversa geometria degli elementi decorativi, vennero applicate numerose chiavi in ferro; venne altresì ricostruito l’apparecchio accessorio sul lato Sud.
1823, 1916-In questi due anni si verificarono altre scosse telluriche che dovettero produrre altre lesioni di minore entità purtroppo non documentate e questo rende incerta la datazione di tutti gli interventi di consolidamento.
Non sono state ritrovate notizie certe sull’uso dell’immobile nel periodo passante fra la costruzione e la Seconda Guerra Mondiale.
1943, la guerra si trasferisce nella penisola italica e coinvolge drammaticamente anche Coriano.
L’offensiva della Linea Gotica, la più grande battaglia di mezzi mai combattuta in Italia, si combatté ferocemente per 135 giorni, fino al 6 gennaio 1945. Oltre 200 mila furono le perdite fra i due contendenti e gli italiani: Coriano vi contribuì con il sacrificio di 121 dei suoi abitanti.
Le battaglie di Coriano furono due: la prima, dal 3/4 settembre al 6 fu una chiara e decisiva vittoria della difensiva tedesca, la seconda, dal 12/13 al 16 settembre fu l’inesorabile schiacciamento del rullo compressore alleato, in marcia verso la conquista di Rimini e l’ingresso nella valle padana.
Il 16 settembre il conflitto abbandona il territorio corianese, lasciando dietro di sé una spaventosa scia di sangue, di lutti e di distruzioni, foriera di una nuova età.
Dopo il passaggio del fronte sul suo territorio, Coriano era ridotto ad un cumulo di macerie; gli sfollati di ritorno dai rifugi trovarono rasi al suolo i centri abitati.
La situazione era drammatica: dai primi accertamenti risultava illeso solo il due per cento del patrimonio edilizio privato; gli edifici pubblici erano inutilizzabili; da sistemare le più essenziali infrastrutture, strade, ponti, illuminazione e linee elettriche, rete fognaria, acquedotto; da riattivare con urgenza i servizi sanitari e sociali, gli ambulatori (per mesi nella zona si diffuse una grave epidemia di tifo), il ricovero vecchi, l’orfanatrofio; da riaprire le scuole; da ricostruire molti degli edifici adibiti al culto.
La ricostruzione fisica del paese si presentava come un’opera imponente, realizzabile con una azione massiccia da parte delle strutture pubbliche, con interventi diretti e cospicui finanziamenti.
Alla fine del 1945 il comune aveva già eseguito lavori pubblici per oltre 10 milioni di lire e sollecitava la sezione riminese del Genio civile per i progetti di costruzione di case popolari.
Per i lavori di sua competenza e per l’ordinaria amministrazione il Comune doveva provvedere con i suoi magri bilanci; ogni anno necessitavano diversi milioni di contributi statali e solo nel 1947 fu possibile applicare la sovraimposta su terreni agrari e fabbricati.
Per le opere pubbliche più importanti si poteva contare sull’intervento statale diretto essendo stato giudicato Coriano “comune gravemente danneggiato da eventi bellici”. Dopo solo tre anni dalla liberazione la prima fase dell’emergenza era superata; le abitazioni erano tutte sistemate e ne nascevano di nuove; l’attività edilizia e quelle agricole ed artigianali erano tornate alla normale produttività. Rimanevano però gravi sia il problema delle famiglie bisognose, sia quello della disoccupazione che si mantenne alta ancora per anni. L’evento bellico (seconda guerra mondiale) produsse nella zona ingentissimi danni al patrimonio edilizio , l’edificio in oggetto ne risentì in modo consistente.
Subì infatti la distruzione della muratura d’ambito del corpo centrale della facciata ad Ovest, il crollo parziale della copertura sullo stesso lato, e della volta in cannicciato presente sul vano centrale al piano primo.
Si notano sui lati Est e Sud, i segni di granate che hanno prodotto sfondamenti circoscritti della muratura; su tutti i lati escluso quello a Nord, sono altresì evidenti numerose scalfitture, anche profonde, della cortina muraria che hanno dato luogo a successivi degradi.
Tali danni furono risarciti limitatamente al ripristino delle murature esterne e della copertura crollate o sfondate.
L’intervento, solo strutturale, non ha comportato il ripristino delle finiture interne quali cornici e volte in canniciato.
Queste ultime, denunciando gravi cedimenti, sono state in seguito demolite per consentire l’uso dell’immobile.
La casa colnica che serviva il fondo, di cui l’immobile era la padronale, risulta perduta già prima del 1940, per cui si presume che già da allora fosse avvenuta la trasformazione atta ad ospitare ivi l’alloggio del mezzadro sull’ala sud ai piani terra e primo, e di rimessa.
Si deve al cambio di destinazione l‘apertura di una scaletta di servizio dal piano terra al piano primo, la sistemazione a stalla e a cucina di alcuni vani del piano terra.
Ciò ha comportato l’apertura, la modifica e la tamponatura di porte, finestre, luci interne ed esterne, e l’esecuzione di pareti tamponate.
Dal dopoguerra ad oggi- Negli ultimi anni non si registrano significativi interventi strutturali.
Alcune alterazioni  quali suddivisione e controsoffittatura del vano centrale furono fatte al piano primo, per accogliervi una scuola elementare, in seguito rimosse per utilizzare i vani a magazzino della sede distaccata del Consorzio Agrario di Coriano.
La destinazione d’uso quindi, dal 1956 al 1983 fu di alloggio del mezzadro e del gestore del Consorzio Agrario, di servizio al fondo al piano terreno e di magazzeno per concimi e prodotti per l’agricoltura al piano primo, mentre il piano sottotetto risultava già da allora non più praticabile.
Negli anni Trenta  la proprietà dell’immobile fu acquisita assieme al fondo dalla Famiglia Tommasetti di Rimini ed è tuttora di proprietà del Dott.Tommasetti Giulio.
Dal 1983 il fabbricato viene dichiarato inagibile e inabitabile, perchè in stato di grave dissesto statico, e da allora risulta inutillizzato.
La Casa Conti Angelini
L’edificio nasce come “casino di campagna” (casa padronale per la residenza estiva), annesso ad un fondo agricolo con casa colonica oggi perduta.
Esso si sviluppa su due piani fuori terra più un seminterrato ed un sottotetto che coprono ciascuno per circa un terzo della superficie totale di pianta e con mezzanino in corrispondenza del vano scala.
I muri d’ambito esposti al Nord ed Est si presentano ancora nei materiali originari, mentre gli altri due lati presentano numerosi rifacimenti; il tetto è del tipo a padiglione.
Inoltre all’esterno e all’interno dell’edificio sono presenti alcune finiture di pregio, come chiavi di volta in pietra lavorata, cornicione e zoccolo modanati per l’esterno; volte in cannicciata e cornici in stucco all’interno.
Da notare infine la conformazione di pianta dell’edificio che presenta  forma di parallelogramma.

L’intervento
Il consolidamento del manufatto nasce dall’esigenza di dotare la Città di Coriano di nuovi spazi pubblici oltre che dalla volontà di recuperare un patrimonio edilizio storico che  possa essere testimonianza delle tecniche costruttive proprie del territorio.
Il progetto che viene proposto è frutto di riflessioni oltre che tecniche legate alla tipologia di recupero altamente conservativa, anche di tipo economico, che allo stato attuale rappresentano ancora punti importanti per raggiungere il primario obbiettivo rappresentato dal recupero della “Villa”.
Viene così proposto un progetto che a fronte di queste analisi si presume incontri consensi.

Le Tavole

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