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(titolo, relatore, laureando)

La ricostruzione virtuale della fabbrica cinquecentesca di Palazzo Pitti
Responsabile ricerca: Adriano Marinazzo
Anno accademico:
Tavola per la modellazione al computer della struttura tridimensionale della fabbrica cinquecentesca di Palazzo Pitti (a cura di Adriano Marinazzo)

Tavola per la modellazione al computer della struttura tridimensionale della fabbrica cinquecentesca
di Palazzo Pitti (a cura di Adriano Marinazzo)

Per la realizzazione del modello tridimensionale di Palazzo Pitti nelle varie fasi storico-costruttive è stata fondamentale la restituzione virtuale della fabbrica del XVI secolo: intorno al 1560 l’antica residenza dei Pitti fu trasformata da Bartolomeo Ammannati per volere di Cosimo I de’ Medici nella reggia del nuovo Granduca.

Gli ambiti della ricerca si sono concentrati su tre temi: il prospetto principale, il cortile monumentale e gli spazi interni dei tre piani principali.

Nella facciata prospiciente la piazza, secondo la ricostruzione basata sulle fonti iconografiche e documentarie, è resa visibile l’apparecchiatura muraria oltre che del bugnato relativo ai sette assi originari quattrocenteschi, anche di quella intonacata concernente i grandiosi corpi di fabbrica laterali (quelli che racchiudono il cortile), i quali nel loro aspetto più ‘povero’ rimandano alla tipologia di villa cara a Cosimo I e qui chiaramente evocata dall’invenzione ammannatiana.

Restituzione tridimensionale con la veduta prospettica del complesso del Palazzo Pitti ammannatiano rivolto verso la piazza (modellazione al computer Adriano Marinazzo)

Restituzione tridimensionale con la veduta prospettica del
complesso del Palazzo Pitti ammannatiano rivolto verso
la piazza
(modellazione al computer Adriano Marinazzo)

Tutte le bozze che costituiscono il bugnato della fronte sono modellate tridimensionalmente  e caratterizzate dalla stessa qualità materica della pietra forte che costituisce la facciata ‘reale’ del palazzo.

Il cortile è ricostruito secondo il progetto originale di Ammannati, che prevedeva una serie di logge aperte sia sul cortile stesso come ‘palchi teatrali’, sia verso la collina di Boboli, in seguito chiuse nel corso dei secolo successivi. Il cortile è restituito nei suoi elementi plastici principali attraverso la modellazione tridimensionale dei tre ordini ‘rustici’ sovrapposti: colonne trabeate intervallate da arcate su pilastri, con il dorico al piano terreno, lo ionico al piano nobile e il corinzio al terzo e ultimo piano.

La modellazione ha coinvolto anche l’andamento spaziale degli ambienti interni del palazzo, con la ricostruzione di alcuni significativi elementi funzionali perduti, come ad esempio, la Sala delle Nicchie restituita nella sua facies cinquecentesca quando era destinata ad ospitare l’antiquarium cosimiano; o il grandioso scalone a forbice con pianerottoli occupati da grandi ‘ventagli’ di gradini: un sistema a “lumaca” mai visto prima a vanto del genio architettonico  di Ammannati, purtroppo demolito nel primo Ottocento per dare spazio a un nuovo scalone di Pasquale Poccianti.

Una fase, questa cinquecentesca, tanto significativa quanto ‘sconosciuta’, poiché successivamente inglobata negli ampliamenti che il complesso conobbe nei secoli XVII, XVIII e XIX.

Restituzione tridimensionale schematica degli ambienti dei primi due piani di Palazzo Pitti a seguito degli ampliamenti ammannatiani (modellazione al computer Adriano Marinazzo)

Restituzione tridimensionale schematica degli ambienti dei
primi due piani di Palazzo Pitti a seguito degli ampliamenti
ammannatiani
(modellazione al computer Adriano Marinazzo)

Poter ‘rivedere’ l’edificio quale fu concepito da Ammannati ed ammirato dai suoi contemporanei, rappresenta sia un contributo oggettivo alla conoscenza del Palazzo stesso, sia una novità assoluta anche sotto il profilo iconografico, poiché poche sono le testimonianze disegnative o pittoriche di questa invece fondamentale stagione della residenza medicea.

Il disegno digitale si sostituisce al lavoro dello scalpellino, del capo maestro, del progettista e permette di ricostruire, sulla base di un studio scientifico e di una attenta analisi storiografica, le vicende costruttive del Palazzo.

Come è vero che se non si può misurare un’architettura non si può neanche studiarla, è altrettanto vero che restituire tridimensionalmente al computer un’architettura ci aiuta non solo a studiarla, ma anche a ‘capirla’ e a ‘svelarla’ per un pubblico più ampio.

La modellazione solida diventa così un mezzo di analisi critica del monumento ‘alla maniera d’oggi’, attraverso il linguaggio contemporaneo digitale, che permette di comunicare a tutti i progressi della ricerca nell’ambito dell’architettura storica.

Associazione AssForm

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